Dalle stalle alle stelle (della Champions)

Maggio 21, 2018

Cari amici di Ranocchiate, non ho ancora capito bene come, ma ce l’abbiamo fatta.
Una vittoria sobria quanto la mia esultanza al gol di Vecino (qualcosa del tipo “SEEEEEEEEEEEEEE! NON CI CREDO! PORCA PUTTANAAAAAAAA” e robe così, insomma).

Grazie alle urla di ieri sera, posso provare a puntare al livello Barry White, che di voce ne ho persa un bel po’.

Abbiamo vinto alla maniera nerazzurra, con una rimonta impensabile ed una sofferenza che, da 8 anni, non ero più abituato a sopportare.

Che poi era il minimo, considerato che proprio in questi giorni sono venuto a conoscenza dell’esistenza di Young Signorino: ci sarà un limite al peggio,dai!

 

Che poi credo che la faccia di qualsiasi juventino o milanista a fine primo tempo fosse più o meno questa, pregustando il momento in cui ci avrebbero deriso.

Però poveracci, gli è andata male, toccherà che si sfoghino con cose del tipo “Ah ma quanto siete stupidi che festegg1ate come fosse lo scudetto!1!1”

Perchè in effetti si, ce la siamo visti davvero brutta.

Sotto dopo 9 minuti per un autogol dalla sfiga stratosferica, abbiamo pareggiato con una mezza-rovesciata tutto cuore di quel guascone di D’Ambrosio, siamo stati poi bruciati su una ripartenza incredibile da Anderson e siamo andati sotto 2-1.

E la squadra non reagiva. E Milinkovic era incontenibile, Anderson teneva in scacco la nostra intera difesa.
Sfido, non giocava Andrea…

Ci hanno persino tolto un rigore con la VAR, per dire.

Poi, all’improvviso, Luciano ha capito: per vincere, quest’anno, l’ignoranza di alcuni nostri giocatori doveva essere la nostra arma.

E MITT A KARAMOH.

De Vrij, probabilmente confuso dall’abbagliante talento di Yann, ha un momento di black-out, arriva tardi in area e stende Icardi, calcio di rigore.

(Anche se Stefan, lo ammetto, mi piace immaginare che in un momento di conflitto interiore, hai capito che ci serviva una mano.)

Fatto sta che Mauro dal dischetto non sbaglia e andiamo 2-2 al 78′: il pareggio non basta, ma Big Luciano lo sa bene e fa il cambio decisivo.

FUORI D’AMBROSIO DENTRO RANOCCHIA.

La potenza di questa sostituzione crea un’alterazione nella Forza che sconvolge tutto e Vecino fa 2-3.

E poi tanto cuore, tanta paura, Andrea che chiude in tutte le zone del campo, lui che doveva entrare da punta aggiunta ed è finito per fare il “contrastita” a tutto campo.

E ce l’abbiamo fatta.

Dalle stalle della metà classifica degli ultimi anni, siamo tornati di nuovo fra le stelle della Champions, nel posto che ci spetta.

Ci è andata bene, ma ci siamo arrivati da grande squadra, vincendo la partita decisiva con grinta e determinazione.

Alti e bassi che in confronto le montagne russe sono quisquilie, ma poco importa.

Adesso, la cosa importante è solo una

RISCATTTTTTTTTT

(e l’anno prossimo andiamo a vincere la Champion’s con il tridente Karamoh – Lautaro – Gabigol, ma non ditelo a nessuno)

 

Aspirante psicologo, inguaribile romantico, di fede interista (Javier Zanetti: ora pro nobis). In questo strano mondo dove tutti si prendono troppo sul serio, mi piace raccontare le cose e le persone osservandole con l’occhio di chi, troppo sul serio, non ci si è preso mai. Se mi dici “si vede dalla faccia che sei interista”, ti sorrido e ti offro anche un caffè.