Empoli – Inter 0-2: prove di maturità

Settembre 22, 2016

 

Anche detto “Del confermare quanto di buono fatto dalla nostra Inter sinora”

Chi segue la nostra Inter da tanto tempo sapeva, prima della trasferta del Castellani, che la bellissima vittoria di domenica scorsa (non me ne voglia Allegri, non c’è bisogno di tornare indietro di 30 anni per vedere roba molto peggiore) poteva significare tutto e niente.

Tifare Inter significa sapere di non dover mai dare nulla per scontato, essendo abituati a un andamento a livelli di bipolarismo assurdi (si veda cosa succedeva una settimana fa esatta).

Dopo il trionfo di domenica sera, la partita con l’Empoli imponeva una serie di dubbi e domande a cui la squadra di De Boer doveva rispondere affermativamente.

1– Riproporre lo stesso buon livello di gioco visto con la Juventus anche contro una “provinciale” come l’Empoli: FATTO

Quello che poteva essere uno dei momenti più delicati, ovvero l’approccio alla partita, è stato affrontato alla perfezione. Dopo 20 minuti la gara era già stabilmente indirizzata sui binari giusti, merito del solito Icardi, e di ingranaggi della squadra dietro di lui che iniziano a girare come si deve, aiutandolo a esprimersi su livelli che finora avevamo solo potuto intravedere e non apprezzare pienamente.

Una partenza tanto bella da sembrare un sogno rende anche difficile dare giudizi sulla seconda parte, in cui evidentemente qualche sbavatura c’è stata seppur motivata dalla consapevolezza di aver la partita in cassaforte e di dover centellinare le energie.

2- Affrontare con la stessa grinta una partita in casa davanti a 80.000 spettatori, e andare a imporre gioco al Castellani: FATTO

La continuità era stata uno dei grandi problemi dell’Inter, che ha spesso pagato alternanza di risultati non solo tra “grandi” e “piccole”, ma anche tra partite in casa e fuori casa.
Come già detto, l’approccio convinto e deciso di tutto l’undici ha permesso di “tagliare le gambe” immediatamente all’Empoli, formazione sempre propositiva nel suo gioco, al quale non abbiamo mai lasciato più di 5 minuti di predominio per prendere fiducia. icardi

Siamo riusciti a far giocare male una squadra che solitamente aveva sempre trovato le mosse giuste per mettere in difficoltà gli avversari.

3- Non subire la stanchezza nel turno infrasettimanale, la stessa squadra che a detta del suo allenatore aveva bisogno di un mese per entrare in condizione:  DETTO FATTO

I progressi nei termini della condizione atletica sono sotto gli occhi di tutti, aspettando il rientro dall’infortunio di Ansaldi e l’inserimento in gruppo di Gabigol.

4- Riuscire a mantenere una compattezza di squadra e di idee nonostante l’assenza di Banega: FATTO

Parlando di uomini, la prova dell’assenza di Banega è stata superata alla grande. Joao Mario si è dimostrato un tuttocampista da Inter, recuperando palloni e consegnandoli, con le idee sorprendentemente già chiarissime, al finalizzatore Icardi.

Il problema dell’ambientamento con il portoghese non c’è stajoao-marioto. Si è inserito da subito nei meccanismi della squadra, abbinando a una grande forza fisica, che gli permette di vincere tantissimi contrasti in maniera pulita, un’intelligenza calcistica fuori dal comune che gli serve per giocare sempre il pallone nel modo giusto.

Non a caso, dopo il suo esordio a Pescara, sono arrivate tre vittorie in altrettante partite. I compagni sanno di potersi affidare a lui in ogni fase di gioco. Contrariamente a quanto visto con altri giocatori, si propone sempre, anziché nascondersi dalla manovra, e non ha paura di tenere la palla tra i piedi, sapendo sempre come gestirla.

La prestazione generale della rosa:

Il lavoro di Joao Mario ha aiutato moltissimo Medel, finalmente esonerato da compiti offensivi e di costruzione, che gli permettono di rendere molto di più nel garantire gli equilibri. Anche Kondogbia è sembrato trarre qualche giovamento dal suo compagno di reparto, ma vedendolo giocare permane la sensazione di un giocatore impacciato e lento a gestire il pallone.

Il reparto difensivo ha funzionato bene, anche se con qualche sbavatura. Il gioco offensivo di De Boer ha portato a volte la squadra a sfilacciarsi, costringendo a sacrificare qualche cartellino giallo di troppo per fermare le ripartenze dei.

I terzini hanno evidenziato le solite pecche in entrambe le fasi, ma hanno saputo far fronte alle loro debolezze con una prestazione tutto sommato positiva. È evidente come siano proprio gli esterni bassi il tallone d’Achille della squadra, in attesa di Ansaldi. Anche Handanovic si è reso protagonista di alcuni interventi importanti, giocando un’ottima partita.

In avanti, Perisic, pur non avendo preso parte nei gol, ha confermato un momento positivo, anche se non ai livelli di un Candreva davvero devastante sulla destra. Da segnalare nel secondo tempo l’ingresso di Gbadboynoukouri, centrocampista molto promettente che per caratteristiche può dire seriamente la sua in squadra. Comprensibile la decisione di tenerlo in squadra per motivi legati alle liste UEFA, ma speriamo che dopo essere stato sedotto e abbandonato da Mancini adesso possa trovare un minimo di continuità.

Il terzino del futuro?

Per concludere, una delle note più positive della partita, è stato il terzino sinistro Dimarco, in prestito dall’Inter. Ha dimostrato una grande voglia di mettersi in mostra, giocando con intelligenza e carattere in ogni zona del campo.
Empoli è una bella piazza per crescere, con la speranza di vedere presto a San Siro quello che potrebbe essere il nostro terzino del futuro. De Boer, sempre attento ai giovani, non si sarà lasciato sfuggire questa prestazione.

Amo i giocatori capaci di illudermi nel profondo. Da bimbo ero follemente innamorato di Sérgio Conceição, e quando uno vive un amore tanto folle e intenso non si riprende mai del tutto. Ho tentato di colmare il vuoto lasciato dal portoghese con nomi del calibro di Georgatos e Dalmat finché non ho trovato pace quando è arrivato Froggy. Al momento sono l’unico possessore mondiale della maglia speciale del derby “Dalbert 29”.