Giocatori che non sono stati: CHARRUI EDITION

Ottobre 11, 2018

E’ una milonga, è un tango, è un passo uruguagio che lega Montevideo a Milano, la Garra Charrua viaggia verso piazza Duomo, la Garra Charrua vede sempre più neroazzurro per merito di una lunga lista di campioni.

Questo piccolo stato del Rio de la Plata ultimamente era un po’ scomparso dalle mappe interiste, ma grazie a Matias Vecino siamo riusciti a riprendere il rapporto da dove si era interrotto, ai tempi del Chino Recoba e di Ruben Sosa, dopo una serie di anni abbastanza bui.

Adesso siamo tornati a non poter sentire nominare l’Uruguay senza cominciare a urlare LA GARRA CHARRUAAAAAAA HANNO UN CUORE DIFFERENTE LO CAPISCI O NO???????????????????? L’ULTIMA PAROLA CE L’HANNO SEMPRE LOROOOOOOOOOOOO

Ma siamo proprio sicuri di tutto questo? Ha ragione Adani? Oppure la sua è una visione un po’ troppo romanzata?


Senza addentrarci in discussioni filosofiche che richiederebbero giorni, attorno al quesito del “Ma il Chino è stato o non è stato?, e ricordandovi che del Biondo Uruguagio che fa impazzire il mondo ne abbiamo già parlato approfonditamente, andiamo a ripercorrere tutta una carrellata di motivi per cui, nel pre-Vecino e pre-Adani, la parola Uruguay ci faceva pensare a tutto tranne che alla Garra Charrua.

MARTIN RIVAS

Da non confondere con Nelson detto Tyson, Martin Rivas riaccenderà qualche brivido per i nostalgici dell’Inter di fine anni ’90.

Arriva come giovanissima promessa dopo la medaglia d’argento ai mondiali under-20 del ’97, uno dei colpi a cui Moratti ci aveva abituato bene, e che ha ricordato proprio nelle ultime settimane, quando gli avevano proposto il Bari poi acquistato da De Laurentis:
“Ho rinunciato perché mi conosco bene. Ad esempio: non vuoi farti galvanizzare dall’idea di acquistare un campioncino brasiliano o uruguaiano? E così avremmo finito con lo spendere molti più denari di quelli preventivati”

Il Moratti di oggi è diventato più saggio, ma qualche anno fa quando ancora poteva spendere in libertà non si faceva di questi problemi. E meno male! Così può esistere questa rubrica.

Ritrovare foto, video o comunque documenti che provino l’esistenza di Rivas all’Inter è abbastanza difficile, perciò permane il dubbio che possa trattarsi di una grossa allucinazione collettiva.

In teoria ha giocato mezza partita nella Coppa Uefa del ’98, contro lo Schalke, perciò va inserito a pieno titolo tra i vincitori di quel trofeo. 

Purtroppo è spuntato fuori un ragazzotto spagnolo col suo stesso nome (lo scopro in questo momento) un idolo delle telenovelas, che ha monopolizzato tutti i risultati di google e di youtube.
Resto dell’idea che IL NOSTRO Martin Rivas sia comunque molto più sexy.


Se avete prove della sua esistenza, ricordi o testimonianze varie fatecelo sapere.

SEBASTIAN RIBAS

Come se non bastassero ben due RIVAS, per complicare le cose abbiamo pensato bene di comprare anche un RIBAS, e non dimentichiamoci di VIVAS. Il quale per di più si chiamava NELSON, proprio come quell’altro RIVAS.

Poi non venite a chiederci perché noi interisti siamo così confusi.

A scanso di equivoci (Ho la sensazione che ce ne saranno comunque molti) stiamo parlando di Sebastián César Helios Ribas Barbato, nato l’11 marzo 88 (Siamo ancora in tempo per un RIPIGL) a Montevideo (E dove se no?)

È un figlio d’arte: suo padre si chiama Julio Cesar, ma no, non fa il portiere. Fa il commissario tecnico, per la nazionale DI GIBILTERRA. Quindi quella per i perfetti sconosciuti che non si caga nessuno è proprio una passione di famiglia. 
Mentre Giulio Cesare starà insegnando ai suoi giocatori a fare quattro passaggi di fila, io mi vado a rivedere le statistiche di suo figlio Sebastiano, perché confesso di averne completamente dimenticato l’esistenza.

L’inizio della sua storia è un grande classico: Torneo di Viareggio, ci fa gol, lo compriamo.

Purtroppo però la sua avventura interista consiste in esattamente 10 minuti in Coppa Italia nel 2007 con Mancio in panchina, contro l’Empoli.
Gli altri due subentrati erano Bonucci e Biabiany, perciò ora capisco la mia amnesia.

Nel 2007-2008 è andato a farsi le ossa allo Spezia, ma ha giocato soltanto 4 partite. Quindi ce ne siamo liberati spedendolo in Francia, al Dijon.
C’è da dire che lì è diventato abbastanza un idolo dei tifosi, tanto da attirarsi gli interessi del Genoa, che nel 2011 lo riporta in Serie A. 
Eppure riesce nell’impresa di non esordire nemmeno col Genoa.

Così inizia a girovagare in una serie di squadre stranissime che adesso non ho voglia di trascrivere, comunque passa tra Portogallo, Principato di Monaco, Ecuador, Ucraina, Messico, Spagna, e altri ancora. 
Adesso transfermarkt dice che si trova al Lanús, che come squadra non è così male, quindi alla fine poteva andargli peggio dai.

GONZALO SORONDO


Arriva con grandi aspettative, per lui si vocifera di una cifra di 18 milioni per strapparlo alla concorrenza del Real Madrid.
Doveva essere il nuovo Blanc, si renderà protagonista solo di una sciagurata serie di figuracce nella sciaguratissima stagione 2001/2002 con la bellezza di 12 presenze, 0 gol segnati e tanti gol subiti. Marazzina ancora ringrazia.

Sembrerebbe scontato un suo addio, invece rimane all’Inter anche nella stagione successiva (in mezzo anche una partecipazione ai Mondiali).
Questa volta le presenze sono 0, con 0 gol segnati, ma almeno la soddisfazione di 0 gol subiti.

Viene ceduto in prestito allo Standard Liegi, al Crystal Palace e poi al Charlton. Scaduto il contratto se ne torna in Sudamerica, anche lì senza troppi successi.

ANTONIO PACHECO


Nel gennaio del 2001 arriva a fare compagnia a Sorondo e Recoba anche l’amico Tony Pacheco. Promettente attaccante del Penarol ,per il suo trasferimento garantisce proprio il Chino, convinto che sia il suo partner d’attacco ideale.
Ora, se vi ricordate com’era Recoba, potete immaginare come possa essere un amico RACCOMANDATO da Recoba. 
Il sogno uruguaiano non si concretizzerà mai, e Pacheco deve accontentarsi di solo 2 presenze da subentrato, prima di essere liquidato a fine stagione.
Anche qui le testimonianze sono talmente poche che non sappiamo se sia successo davvero, se sia stata un’allucinazione collettiva dei tifosi, oppure, versione più accreditata, un’allucinazione singola del Chino.

FABIAN CARINI

INSERITO SOLO PER COMPLETEZZA. DIREI CHE POSSIAMO SALTARLO E PASSARE OLTRE. SIAMO TUTTI D’ACCORDO?

ALVARO PALITO PEREIRA:

Ecco, ne avevamo bisogno per riprenderci. Ora si che va meglio.

Se si può definire il Palito in poche parole possiamo dire: Terzino Sinistro dell’Inter. Segni particolari: brutto come la fame.

Tanto forte quanto bello, il suo arrivo dal Porto dovrebbe far suonare un campanello d’allarme, così come tutti i presunti fenomeni che arrivano da quel campionato.

Invece c’è tantissimo entusiasmo per lui, un nuovo Alvaro dopo Recoba, poteva essere il momento della svolta.
Il suo esordio contro la Roma con Strama sembra promettere bene, tanta sostanza finché è costretto a uscire per crampi. (abbiamo perso 3-1, ma sono dettagli)
Da quel momento in poi non gioca bene nemmeno mezza partita.

Riesce ad essere uno dei peggiori perfino quando segna il gol vittoria a Verona con cui battiamo il Chievo per 0-1, con assist di Nagatomo, per l’occasione terzino destro.
Vengono i brividi a ripensare a che potenza avevamo sulle fasce. Visto che potevamo concederci il lusso di alternare questi due e IL DIVINO.


Pereira resta all’Inter per due stagioni, una con Strama e una con Mazzarri. Tutti pensano che con Walterone potrebbe avere successo, visto che di solito è abile a trasformare dei pipponi clamorosi in ottimi esterni per il suo 3-5-2, purtroppo funziona solo con Yuto e Johnny, mentre il Palito rimane un pippone clamoroso.

A fine anno lascia l’Inter palesemente provato, e da lì in poi non sarà mai più quello di una volta.


Inizia a girovagare seguendo un destino comune a molti G.C.N.S.S. tra San Paolo, Getafe e l’attuale Cerro Porteno.

Che brutta fine per il Palito, un uomo visibilmente distrutto.



DIEGO LAXALT

Questo qui è proprio un super “Non-Stato”
Emblema della rubrica.

Lo scoviamo in Uruguay e lo portiamo in Italia, ma a parte qualche amichevole precampionato non riesce nemmeno a diventare un MITT in panchina. Inizia a girare in prestito tra Bologna, Empoli e Genoa. Disputa dei campionati interessanti, soprattutto contro di noi fa sempre il fenomeno.
Lo lasciamo al Genoa per due soldi e ci prendiamo ANSALDI.
Zero presenze ufficiali, capelli buffi, oggi è al Milan.

Io inizio già ad avere paura per i derby.

WALTER GARGANO 

Chiudiamo la carrellata charrua. Abbiamo citato Walterone Mazzarri, come non citare il suo fedele scudiero Walterino Gargano.

È proprio il Napoli a scovarlo in Uruguay e a portarlo in Serie A, dove grazie a Walterone raggiunge ottimi livelli e diventa quasi un giocatore decente di calcio.
Nonostante sia alto un metro e un tappo compensa con la famosa Garra, che a Napoli comunque preferiscono continuare a chiamare la Cazzimma Charrua.

A un certo punto il rapporto tra Walterone e Walterino si inceppa, si rompe qualcosa, il cognato di Hamsik chiede la cessione e viene ceduto in prestito all’Inter.

La sua unica stagione in nerazzurro è di una tristezza unica, neanche troppo per colpa sua, poverino. Visto che da medianaccio davanti la difesa lo abbiamo voluto trasformare in playmaker basso. (basso in tutti i sensi).
36 presenze, duecento cartellini gialli e un palo clamoroso su punizione contro il Chievo.
(ci sarà qualche feeling strano tra gli uruguagi e il Chievo)

A fine anno Strama viene esonerato e guarda un po’ chi arriva? Proprio Mazzarri. Con buona pace di Gargano che se ne va al Parma.

Qualche bel ricordo comunque c’è:

Ed ecco concluso questo capitolo speciale di Giocatori che non sono stati. Diciamo che Vecino dovrà ri-ri-riprenderla ancora molte volte per farci pareggiare i conti in sospeso con l’Uruguay.
Ma visto che l’ultima parola ce l’hanno sempre loro, noi per oggi chiudiamo qui e aspettiamo la sua risposta sul campo.

Amo i giocatori capaci di illudermi nel profondo. Da bimbo ero follemente innamorato di Sérgio Conceição, e quando uno vive un amore tanto folle e intenso non si riprende mai del tutto. Ho tentato di colmare il vuoto lasciato dal portoghese con nomi del calibro di Georgatos e Dalmat finché non ho trovato pace quando è arrivato Froggy. Al momento sono l’unico possessore mondiale della maglia speciale del derby “Dalbert 29”.