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Settembre 30, 2018

“Sceglie(te) un DALB selvatico sulla fascia sinistra. Sceglie(te) un Lautaro punta in un 4-3-3. Sceglie(te) di fare turnover contro il Cagliari, sceglie(te) gli undici eroi che non saranno titolari in Champions. (…) Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando un cross di Dalbert diventa assist per il primo goal di LauToro in serie A?”

Guardando la formazione di ieri, avrei pensato che, nell’eventualità di un fallimento, avremmo comunque stracciato il Cagliari per la bellezza dell’XI titolare. Joao el Brasileiro (anche se c’è il pelatone portoghese che lo supera) accanto al nuovo Roberto Carlos è la visione più celestiale dopo il Sommo con la fascia da Capitano (DALB, se vuoi veramente essere degno di questo titolo, prova a segnare come Di Marco -senza Lau in fuorigioco attivo, possibilmente. <3). Si dice che Santo Stefano De Vrij, per l’entusiasmo di stare accanto a Danilo o Scugnizz’, abbia iniziato ad impostare e a dare le direttive ai compagni cantando “We sient sient guagliò, a cazzimma c vo pur quann costruisc na manovra”. L’APOTEOSI.

Un amorevole nonnino a centrocampo prende per mano i suoi nipotini: Robertino chiamato anche Topo Gigio, quello che, se gli desse i soliti “10€ per il gelato”, quello comprerebbe davvero il gelato. Radja è, invece, quel nipote che con 10€ non solo ti rimedia due grammi, ma sarebbe anche capace di spodestare il capo del cartello di Cali col suo sguardo da Bad Boy e quella rosa tamarrissima/meravigliosa tatuata sul collo. Insomma, immaginate Tamarreide ambientato a Medellìn. Ad uno così non affiderei neanche le chiavi di casa, men che meno della mia cantina, ma le chiavi del centrocampo, si, gliele affiderei eccome.

In attacco c’è, però, il più bello. Dopo il volo di GB96 in Brasile, il prestito di Yann, Emmers e Pinamò, ecco che è lui ad aggiudicarsi la corona del MITT: Lautaro in campo dal 1′. E’ una sorta di talismano questo ragazzo, evidentemente toccando Milito (a proposito, grazie per avercelo portato) ha assorbito le sue qualità di seconda punta. Anche se, sto Lautaro, anche come prima punta non è mica tanto male. Sa giocare spalle alla porta, fisicità e non dimentichiamo l’abilità nel gioco aereo. MI SONO GIA’ INNAMORATA.

Colpo di testa di Lautaro su cross di Dalbert. Ditemi, cosa c’è di più incredibile di questo? Lo ammetto, in Lautaro ci credevo, nell’altro no. Eppure, stranamente stasera mi ha fatto gridare meno di altri. Il primo tempo si può riassumere in “Andonio prova, Cragno respinge”. Le ha provate in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, niente da fa’. Il prossimo gol arriverà con la nascita del pupo, forse, ma dai, apprezziamo il tentativo (<3). Ah, quasi dimenticavo, il primo tempo si può riassumere in “La rovesciata di Lautaro-Murillo”. Un gesto atletico che riguarderei in loop, così come la sua partita. Non per buttare le mani avanti, ma, se tutto va come deve andare, a San Siro è arrivato un campione.

Il secondo tempo sono tornati i soliti disgraziati di sempre: centrocampo molle, molle, ho già detto molle? Per giunta, subiamo gol.

Chi è, Sau? Ekdal? No, Dessena. Un altro fan di Dj Francesco (oh, Brozo, vedi di marcare il territorio), un altro gol di mano. Annullato dopo il controllo Var, questo diventa più cavallo di Felipe Melo e Gary Medel messi insieme. Proteste che per poco gli costano l’espulsione.

Spallettone butta dentro Tina Cipollari con una manina tatuata sulla mano (ma che è, Inception?) a recuperare e smistare palloni, Ivan(o) Perisic hoiquadricipitichefannovitaasé al posto di ‘Ndonio cerca subito il gol, ma non trova lo specchio. Sembrava l’epilogo di un secondo tempo di merda, quando proprio lui, Teo (eh no, non è il Genio Kovacic) la butta dentro di sinistro. Non posso dire di non essere stata contenta, però, diciamo che subire gol da Politano al 90′ se ce l’hai contro al Fanta un po’ ti fa, come dire, rosicare. In fondo, i tre punti erano già in saccoccia, però che vai a farci. Mi dispiace più per quelli che avevano messo 2 fisso a Inter-Cagliari, anche stasera la cena vi è andata storta. Grazie gufetti, grazie ragazzi.

#gracchiala

Mio padre a due anni mi mise addosso la maglia del Chino, da lì è cominciata la mia infanzia tutta pianti con l’apice nel maledetto cinque maggio, ma è bastato il gol di Van Der Meyde l’anno dopo per capire che mi aveva costretta alla scelta più bella della mia vita. Ogni anno mi riprometto di non affezionarmi a nessuno, a maggio sono pronta al matrimonio con almeno uno di loro. Mi capita di voler smettere di tifare, ma la domenica dopo sono incollata al televisore o, magari, nel nostro tempio. Unica mia colpa: aver adorato quasi allo stesso modo di Javier Steven Gerrard, anche dopo averci puniti.