#ICARDISTORY: I dolori del giovane Mauro (parte 2)

Febbraio 23, 2019

Premessa: questo è il secondo capitolo della saga #ICARDISTORY, potete leggere la parte 1 cliccando QUI

Eder in Cina era diventato una vera e propria leggenda. Suning lo aveva reso il giocatore più pagato di tutti i tempi, e il suo portafogli si era gonfiato di pari passo con il suo girovita.

A 42 anni e con 130kg di peso, faceva ancora faville nel campionato cinese che, nonostante le promesse di inizio secolo, continuava ad essere ancora una vera merda.
Eder era il capocannoniere mondiale di tutti i tempi allo Jiangsu: con 1600 reti, era riuscito a superare anche i record di grandi miti del calcio come Pelé, Pellé e Gabigol.
Aveva vinto dieci campionati cinesi, sei Champions League asiatiche e anche quelle degli altri continenti, quando Suning si era annoiata e aveva iniziato a comprarli.

Proprio nella Suning Tower, ad anni di distanza dal loro ultimo incontro, il presidentissimo Steven Zhang stava aspettando l’ex (vice)capitano.

-“Buongiorno Presidente…” Icardi entrò a testa bassa, con le mani dietro la schiena, aveva appena compiuto il giro del mondo in 48 ore e non si lavava da almeno il doppio e beh, si sentiva.

-“Da qualche anno sono diventato Presidentissimo, grazie, comunque accomodati.” Disse beffardo Zhang, accarezzando il suo tappetino per mouse in sopracciglio di Agnelli. “Sono cambiati i tempi rispetto a quando venivi qua da noi per battere cassa, eh, stronzetto?
E la procuratrice dove l’hai lasciata?”

-“Presidentissimo, la prego mi dia una chance..”

-“Basta, basta, un minuto del mio tempo mi costa milioni di dollari. Non ne vale la pena di restare qua a irriderti.
Domani inizi a giocare, avvisa Eder.
E fatti una doccia.”

-“Grazie presidentis…”
Ma Icardi non fa in tempo a finire la frase che Steven Zhang ha già usato la sua penna di Dolce & Gabbana per aprire un portale e teletrasportarsi in un’ altra dimensione.

Panoramica di Suning City, fino al 2020 conosciuta con il nome di “Nanchino”

Le cose in Cina sembrano rimettersi sul verso giusto per Icardi.
Il campionato laggiù è veramente facile, e comunque pensa sempre a tutto il Dio Eder.
Icardi gli fa da galoppino e confeziona qualche assist. Insomma, una stagione 2017-2018, però al rovescio.

Il Jiangsu vince agilmente l’accoppiata campionato e Libertadores, per la gioia di mister Radja Nainggolan.

-“Daje regà un tiro de la un cross de qua, tanto questi so scarsi. Ve saluto svejateme al novantesimo”.

-“Eh no mister questa è una partita importante” fa notare un giocatore cinese random. “Oggi c’è la finale del mondiale per club.”

Radja rimane basito, a essere sinceri nemmeno Mauro se lo aspettava. Si era rimesso in forma, certo, ma le partite erano così poco competitive che a stento le distingueva dalle partitelle in allenamento. Figuriamoci se conosceva anche il calendario.
“Contro chi giochiamo?” chiede Mauro, in un ottimo cinese nonostante fosse lì da soli sei mesi, in quella metropoli che un tempo si chiamava Nanchino.

-“Contro l’unica squadra che non possiamo sconfiggere” risponde serio Eder, guardando scenograficamente verso l’orizzonte nonostante sia coperto di smog. “Contro l’F.C. Internazionale Suning”.

Mauro sobbalzò. Pochi mesi prima era quasi un barbone, ora aveva ricominciato ad essere un calciatore. Aveva finalmente alzato dei trofei e da lì a poco si sarebbe giocato la Coppa Intercontinentale, contro quella che un tempo era diventata la sua squadra del cuore.

“Niente voglia di rivalsa Maurito, quella è l’unica partita che non possiamo pensare di vincere. Gli Zhang sono stati chiari. Ci fanno avere lo stesso i premi vittoria e siamoappostocosì. Cerchiamo solo di uscirne con dignità”.

Jiangsu Suning – Inter Suning è ormai un classico del calcio mondiale.

L’Inter ha iniziato a dettare legge in campionato e ha vinto anche le ultime 3 Champions di fila, alzate da Capitan Lautaro, che ha ereditato la fascia dopo che Ranocchia ha abdicato per ricoprire il ruolo di presidente, dell’Inter e della Repubblica Italiana.

Le gigantografie di Lautaro svettano sulle pareti della Suning Arena di Crescenzago, tutti i 100.000 posti sono esauriti e i tifosi applaudono la dinastia Zhang in tribuna, che ricambia il saluto come facevano gli imperatori romani in un anfiteatro, solo con un po’ di spargimento di sangue in più.
Dopo l’inno cinese i 22 giocatori entrano in campo, e in un’ atmosfera così fidatevi che la tensione si fa sentire, nonostante il destino della partita sia già scritto.

L’Inter ne approfitta per far fare un po’ di passerella a Joao Mario, che, come potete immaginare, è come il vino: più invecchia e più è bello.
Si tratta dell’ultima partita ufficiale per il vice capitano, prima di dedicarsi a tempo pieno alla sua linea di intimo, e Martinez su ordine della società gli ha lasciato la fascia per questa partita.
Tra i fotografi è già partita la gara a chi scatterà la foto migliore di Joao mentre alza la coppa.

Battuto il calcio di inizio, proprio JM10 si dirige verso la porta avversaria sculettando indisturbato e insacca il pallone in rete.
Sulla curva Suning comprare lo striscione “哦不” mentre tutti si complimentano sportivamente con Joao il Bello.
Joao oltre che Magnifico è anche Magnanimo e concede anche a Ederinho un minuto di gloria.
“Dai puoi segnarlo anche tu un gol Pai, così sembra più vera”

Tiro a giro nell’angolino dove non può nulla un 43 enne Handanovic che rimane immobile.

La partita resta inchiodata sull’1-1 fino ai minuti di recupero. Inaspettatamente, gli Zhang hanno deciso di portarla ai supplementari in modo da avere ben 30 minuti di spot pubblicitari in più.

Tuttavia, a pochi istanti dal fischio finale accade l’inverosimile.
Pallone vagante in area interista, proprio mentre JM10 si sta sistemando la fascia con la mano sinistra.
Per una strana beffa del destino anche il pallone è attratto da Joao: l’arbitro non può che fischiare il fallo di mano, calcio di rigore.

Nessuno in casa Jiangsu osa prendersi questa responsabilità. A un certo punto guardano tutti Icardi: vai, battilo tu.

“Ok, tizi di cui non ho ancora imparato i nomi, ci penso io”.

I passi che separano Icardi dal dischetto sembrano kilometri, e non solo perché ormai dopo il 20′ di ogni partita gli viene il fiatone.
È uno di quei rari momenti di riflessione che ci regala la vita, momenti rari di lucidità, tra migliaia di pensieri che scorrono ci davanti agli occhi come fotogrammi di una pellicola.
In quei momenti, anche in mezzo a centomila persone, rimaniamo da soli con i nostri pensieri. Anche uno che un tempo era freddo e letale come Mauro Icardi.

Maurito appoggia il pallone sul dischetto. Uno sguardo ad Handanovic, che dopo tutti questi ritocchini di botox è ancora più inespressivo di un tempo.

Maurito sa di giocarsi tutto: la possibilità di diventare campione del mondo, come sognava fin da bambino, ma anche la possibilità di deludere gli Zhang, e quindi terminare per sempre la sua carriera, appena dopo essere riuscito a rialzarsi.
La possibilità di vendicarsi su Wanda e Lautaro, scippandogli la coppa da sotto il naso, o di farsi finalmente redimere dai suoi ex tifosi che tanto lo avevano amato.

Che fare?

Non gli resta che fare un lungo respiro.
Prendere una breve rincorsa
E infine dare il tanto atteso calcio al pallone.

THE END.

Appartengo alla categoria di tifoso: “avvocato delle cause perse”. Tra i miei assistiti più famosi spiccano il grande Van der Meyde, Stramaccioni e soprattutto Marko Arnautović. Affetto da “interismo” da quando ho memoria, la malattia si è acutizzata irreversibilmente durante un anonimo campionato sotto la guida di Alberto Zaccheroni.