IL PAGELLONE DI FINE STAGIONE 18/19 – ATTACCANTI

Giugno 18, 2019

KEITA BALDE’ DIAO 7:

Iniziamo dal fondo, dall’ultima partita, dal gol che di fatto sarebbe stato quello decisivo per la Champions se non si fosse messo in mezzo DALB (Boooom insultato in tutti i pagelloni, obiettivo raggiunto).
Il suo gol contro l’Empoli è stato l’apoteosi della Mittanza, non soltanto per le movenze in campo, ma per la storia che portava con sé.

Se siamo arrivati in Champions è merito di Spalletti che finalmente ha ascoltato l’istinto, la garra del Mitt, l’artiglio che graffia e fa i balletti nelle esultanze.

Lucianone ha scelto di rispolverarlo dopo un’assenza lunghissima e ingiustificata, proprio per i 45 minuti più decisivi della stagione, seguendo il verbo del MITT.

Perisic terzino e Keita a inventare e portare imprevedibilità e sregolatezza alla nostra manovra offensiva.
Il gran finale dei gran finali conservato fino al momento giusto. Il resto è storia.

Keita ci ha fatto dubitare tanto di lui, forse perché eravamo troppo affezionati a Karamoh e alla dinastia dei veri Mitt per dare una chance anche a lui.
Non era un MITT, non era un RISCATT, sapeva solo ciò che non era.
Quando è stato impiegato a inizio stagione ha sempre fatto vedere poca Mittanza. Oltre tutto gli altri erano tutti infortunati e lui si ritrovava in campo troppo spesso, per di più a volte anche da punta centrale, per di più anche da infortunato come col Frankfurt.

Lautaro gli aveva rubato la scena, l’erede di Julio Cruz che entra e la risolve dalla panchina, troppo facile affezionarsi a lui e non a Baldino.
Poi la svolta: Keita capisce che così non può andare avanti e prende la decisione giusta: sparisce per un po’.

Riparte dalle basi: vacanza alle Maldive, storie con Fedez, un mittino in arrivo in famiglia, anche lui si spara 18 volte consecutive al giorno i video goals skills e assist “GABIGOL WELCOME TO INTER” e “GABIGOL WELCOME BACK TO SANTOS”.

Essere un Mitt è difficile e ci vogliono tanta concentrazione e tanto impegno, lo stesso che poi non va messo in campo.
La serpentina tra i difensori dell’Empoli ce la ricorderemo per sempre, ti ringrazieremo in eterno.

Ma soprattutto ti saremo sempre grati anche per un altro motivo, questo:

POLITANO 7:
L’anno scorso eravamo tutti contenti, sì, ma anche stressati.

“Non possiamo soffrire così tanto, vogliamo una squadra più solida, vogliamo una certezza.”

Beh, quella certezza l’abbiamo trovata: Matteo Politano.

Anzi, più precisamente: IL CAMBIO AL ’70.
Quella sì che è una certezza. Non avete idea di quanto mi sia sentito più sicuro durante l’anno grazie a questo piccolo rituale. A un certo punto allo stadio al 69′ allo stadio iniziavo già a battere le mani per un riflesso istintivo.

In questo mondo sempre più frenetico e privo di riferimento almeno un punto di riferimento c’era.

C’era.
Perché in Inter-Empoli al 70′ hanno fatto il cambio Perisic-Dalbert e allora ho perso anche la mia unica certezza. Probabilmente per sempre.

Sarebbe quasi da non fare la pagella a PoliPoli e farla semplicemente a questo cambio, questa sostituzione, la poesia del calcio in pochi istanti: passettini zoppicanti verso la panchina, entra AK87 e comincia la magia.
Perché alla fine a Politano cosa gli vuoi dire? Tanta corsa, rientra sul sinistro, tiro a giro, piccolo Messi, prende addirittura le birre al volo.

Sicuramente la prodezza del Philips Stadion è stata il capolavoro della sua stagione.

In poche parole il calciatore perfetto (#RISCATT)
Abbiamo passato una stagione intera a elogiarlo. Anche perché ha una qualità che all’interno della rosa dell’Inter è sempre rara e apprezzata: quando tutti i suoi compagni colano a picco è sempre in grado di portarsi il 6 a casa.

Resta da capire dove andrà inserito nel 352 di Conte, probabilmente il suo ruolo sarà quello di vice-Icardi, quando sarà in tribuna col male al scinocchio o quelle che saranno le altre parti del corpo dove gli compariranno nuovi misteriosi fastidi.

LAUTARO MARTINEZ 7:

Arrivo, ascesa ed evoluzione di un Mitt.

Inutile nasconderlo, con El Toro è stato amore a prima vista: Portato a braccetto da Diego Milito, sguardo da pazzo furioso altamente erotico, idem per il soprannome esotico, trasuda asado, mate e violenza da tutti i pori.
Sarebbe stato il giocatore perfetto dell’Inter di qualche anno fa, peccato che adesso comandi LA BRATELLANZA <3

Lautaro ha iniziato la stagione come umile Mitt, forse fin troppo umile. Per fortuna ci pensava suo papà a movimentare un po’ le cose SPALLETTI CAGON HIJO DE PUTA MIIIITTTTTTTTT A LAUTAROOOOOOOOO

Un po’ per volta Lucianone ha iniziato a darci retta anche su questo.
Ha iniziato con il noiosissimo “Non può giocare insieme a Icardi” poi si è sbilanciato con il “Va bene dai ogni tanto qualche partitina la può fare” a un certo punto c’è stata la svolta del “Ok d’ora in poi Lautaro sarà il nuovo titolare” fino ad arrivare a “Vi prego Esposito e Merola dove siete correte a scaldarvi”

Possiamo dire CVD? CVD.
(scegliete voi l’acronimo. Come volevasi dimostrare, oppure CVDM “Come Van Der Meyde”, oppure altri ancora)

Lautaro è stato sospinto così tanto dalla carica della Mittanza di Ranocchiate che alla fine ha bruciato le tappe. Da Mitt a titolare nel giro di pochi mesi, non era mai successo nella storia dei Mitt.
È arrivato addirittura a giocarsi la finalissima della Mitt Cup contro Karamoh, ma come dicevamo già prima, si capiva guardandolo in volto che faceva sul serio.

MAURO ICARDI 2:

Una stagione iniziata con tante ambizioni e tanto affetto da parte della tifoseria. Fa strano pensare che ci saremmo strappati i capelli pur di non darlo via scambiandolo con Higuain, mentre adesso….
..No per carità che schifo ma chi cazzo lo vuole Higuain.

Doveva essere la stagione della consacrazione, la stagione in cui finalmente ha fatto il suo esordio in Champions (“finalmente ahahahahah” – si sente Samir ridere in sottofondo) trascinandoci con i suoi gol all’obiettivo: IL RITORNO NELL’AMATA EUROPA LEAGUE.

Europa League che però non ha più giocato, con la grande CRISI del 2019, una crisi ancora avvolta nel mistero, anche se noi di Ranocchiate siamo sempre dalla parte dell’informazione seria e pulita, e vi abbiamo raccontato tante esclusive, tutte affidabili, spesso premonitrici, come per esempio la Icardi Story, la Battaglia di Appiano  ed il caso Jovanovic.

Da lì in poi qualcosa si è rotto, mesi un po’ opachi, fino a quel febbraio di fuoco in qui gli è stata tolta la sua ILLEGITTIMA fascia, ed è stata assegnata al nuovo Vice Capitano Handanovic.

Da quel momento è successo di tutto, male di qua, male di là, convocazioni rifiutate, freedom, fino al momento della sparizione.
Che fine ha fatto Mauro Icardi? Dov’è adesso? Si è rifatto una vita in Argentina come i peggiori nazisti? È ancora imprigionato a Dubrovnik?
Forse non lo scopriremo mai. Forse nemmeno ce ne frega più di tanto a questo punto.
Perché nessuno era venuto ad aiutare noi quando a Froggy avevano tolto ingiustamente la fascia?

ANDREA RANOCCHIA 10 E LODE:

Eccolooooo finalmente, IL VERO E UNICO CAPITANO, L’INSOSTITUIBILE FROGGY. UN CAPITANO, C’E SOLO UN CAPITANOOOO, UN CAPITANOOOOOOOOOOOOOOO, C’E SOLO UN CAPITANOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Che scrivere su di lui? Che lo amiamo. Vi basta?  Se dobbiamo essere proprio sinceri, siamo rimasti un po’ delusi perché sotto il pagellone dei difensori alcuni hanno scritto “Ma dov’è Ranocchia?”

MA SECONDO VOI UNO CHE FA QUESTE COSE SI PUO’ CLASSIFICARE COME SEMPLICE DIFENSORE?


Un momento meraviglioso, proprio davanti ai nostri occhi, ma in realtà tutta la stagione con Froggy è stata meravigliosa, momenti magici come il video per il suo compleanni e soprattutto il suo #RINNOV!!!

Froggy fino al 2021,

e con la difesa a tre…#MITT

E con l’attacco a due… #MITTTTT ANCHE LI’!

MAKSIM JOVANOVIC 9: è il numero di maglia o il voto? abbiamo troppa paura per dirlo.

La vera rivelazione della stagione è stata senza dubbio il Brate Maksim.  Contento Brate? per favore, non farci del male.

Jovanovic è arrivato all’Inter quasi di nascosto, nell’operazione segretissima coordinata da Suning e dalla Bratellanza Croata, ma presto ha iniziato a farsi sentire e rispettare.
A volte ha creato anche qualche problema, non nascondiamolo, ma quando si ha a che fare con un personaggio con il suo carisma è normale. Anzi… è giusto così….fanno tutti schifo tranne lui. Grande Maskim…

Dimenticati i fondamentali del bowling e appresi quelli del calcio nel giro di poche settimane, Maksim Jovanovic, detto l’Aquila di Zagreb, si è subito messo in mostra come uno dei personaggi più controversi e ammirati del panorama calcistico italiano ed internazionale.

Il suo bottino personale è un po’…ehm…no dai brate metti giù la pistola…. IL SUO BOTTINO PERSONALE E’ FANTASTICO, PIU’ O MENO PARI A QUELLO CHE FA DOPO UNA SERATA DI BORSEGGIO IN CENTRO: DUE GOL, SU ALTRETTANTI RIGORI PROCURATI DA LUI.

Dal suo profilo instagram continua a fare rumore e attirare l’attenzione (abbiamo ricevuto anche segnalazioni da alcune fan che sono state sedotte e abbandonate da lui) e il numero dei suoi seguaci cresce a dismisura. D’altronde con tutto il rispetto per il Mini-Bello, serviva un grande innesto a gennaio.

E adesso cosa succederà con Maksim? Arriverà a giocare in coppia con Icardi? Continuerà a reggere da solo l’attacco sulle sue spalle? Partirà per una nuova avventura? Tornerà alla sua vecchia vita a Zagabria?
per skoprijre contijnuate seguijre mio profijlo sulo instagrijam…….pieno sorpesa e dijvertimento.

Per il momento ci sono solo ipotesi, nessuna certezza, tranne una: IL CAMBIO DI POLITANO AL SETTANTESIMO.

Appartengo alla categoria di tifoso: “avvocato delle cause perse”. Tra i miei assistiti più famosi spiccano il grande Van der Meyde, Stramaccioni e soprattutto Marko Arnautović. Affetto da “interismo” da quando ho memoria, la malattia si è acutizzata irreversibilmente durante un anonimo campionato sotto la guida di Alberto Zaccheroni.