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Inter-Cagliari, cronaca di una domenica iniziata male e finita peggio

Ottobre 18, 2016

Questo su Inter-Cagliari non sarà un pezzo ilare. Forse a tratti ci proverà, ma la vergogna e la sofferenza per la sconfitta sono ancora troppo vive.

Inter-Cagliari, il caso prepartita

Di certo non avrei mai pensato, al momento della mia mattiniera sveglia domenicale, che durante la notte qualcosa aveva lavorato sottotraccia per rovinarci la giornata.

Come sempre ho mantenuto uno strenuo digiuno mediatico prepartita fino alle ore 14 quando, sotto pressione del coautore di questo blog ho aperto www.fcinternews.it.

Ho poca voglia di parlare del degenerante delirio nato tra la curva e Icardi. Voglio però puntalizzare 4 cose:

  • Icardi è un coglione? Sì, ma questo lo sapevamo già prima. Già l’idea di una biografia a 23 anni è stupida, poi se ci infili certi episodi ti stai proprio scavando la fossa da solo.
  • L’episodio del bambino e della maglietta è successo? Chissenefrega! Di certo – avendo io una certa esperienza degli energumeni che si aggirano nella curva – è quantomeno plausibile.
  • La curva ha ragione? Col cazzo. Puoi anche aver ragione, ma nel momento in cui inizia la partita supporti la squadra – tutta la squadra – e di certo non passi la partita a fischiare uno dei tuoi giocatori migliori.
  • Un plauso al trasformismo giolittiano della società che prima promuove il libro di Icardi (senza nemmeno leggerlo a questo punto) e poi critica Icardi per la scelta di fare una biografia a 23 anni.

Inter-Cagliari, la partita

Il prepartita si era guastato, ok. Ma l’Inter è una squadra con le palle, i giocatori hanno una mentalità da campioni e non si lasciano scoraggiare da certe facezie, giusto?

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cooome no

In un primo momento è stato effettivamente così. Nonostante una partenza da brivido dopo pochi minuti i nostri sembravano aver messo il Cagliari nell’angolo. Vero, nessuna occasione eclatante, ma sembrava solo una questione di minuti.

Infatti il Dio della fortuna (aka la premiata ditta Valeri-Rizzoli), stanco di vedere i nostri attacchi spegnersi sulla testa dei difensori sardi, decide di regalarci un quantomeno generoso rigore.

Il primo pensiero è stato:

“Daje! Finalmente questi rigori non li fischiano solo alla Juve!”

Il secondo, più avveduto, è stato:

“Dio fa che non lo tiri Icardi.”

Il terzo, espresso ad alta voce:

“Ma vaffanculo!”

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Frank ha reagito allo stesso modo

(Piccolo excursus sulla polemica: puoi avere tutte le attenuanti del caso, ma se fischi il tuo capitano che sta per tirare un rigore sotto la curva sei solo una cosa: un coglione masochista.

Se la conclusione del primo tempo di Inter-Cagliari, dopo l’errore di Icardi, non è molto incoraggiante le premesse di inizio secondo tempo lo sono ancora meno ed è solo grazie a Sant’Handanovic se impediamo ai sardi di passare in vantaggio.

Per la gioia di ogni esperto di calcio che si limita a frasi fatte come “gol sbagliato gol subito”, dopo l’errore del Cagliari passiamo effettivamente in vantaggio: Joao Mario, di fronte agli eloquenti gesti di De Boer, capisce che “inserimento” non significa “resta in posizione” come aveva capito dall’allenatore che aveva cercato di spiegarglielo in sei lingue. Allora, con la stessa estrema efficacia con cui pare fare tutto, esegue il comando e insacca l’uno a zero.

Sospiro di sollievo. Forse, nonostante tutto l’avremmo portata a casa.

Con una velocità pari a quella di un cubetto di ghiaccio sul sole ci sciogliamo e il Cagliari passa dal sembrare la più mazzariana delle squadre al Barcellona di Luis Enrique.

(Altro excursus. Scusate, ma su questa cosa non ci dormo la notte: perché sullo 0-0 siamo bravissimi a far girar palla in maniera inconcludente mentre quando siamo in vantaggio sembriamo tante ballerine di classica al primo spettacolo in carriera?

Il resto della storia lo sapete.

È la solita favola che si svolge periodicamente sull’erba di San Siro.

Il signor nessuno di turno che – in base alle circostanze – può essere un esordiente della primavera, un infortunato di lungo corso appena rientrato, un ex calciatore convinto di giocare la partita tra vecchie glorie, un reduce di guerra, decide che il Meazza sarà il palcoscenico della sua enorme ma brevissima ribalta e ce lo mette in culo.

In Inter-Cagliari l’eroe è stato Melchiorri, uno finora aveva giocato solo due partite in A, ma sono sicuro che tutti ricorderanno almeno una decisa di sconosciuti capaci di farci piangere amarissime lacrime.

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Aò, fratè, damme una mano. Non respiro più.

Inter-Cagliari, nota finale

Lungi da me criticare Frank De Boer che ancora una volta ha visto una squadra che finché ha seguito i suoi dettami ha tenuto il campo discretamente per poi sciogliersi quando la partita doveva diventare più facile.

Pero, Frank, una nota col cuore: forse in Olanda – dove il contropiede non è il fondamento tattico di ogni piccola – puoi permetterti di uscirtene con un improbabile 3-3-3-1 nel tentativo di rimettere in piedi una partita che ha preso la strada sbagliata. In Italia però no. Se ti sbilanci così clamorosamente sono tutti pronti a infilarti e rinfilarti tra le chiappe, con un sentito ringraziamento per lo spazio concesso.

 

 

Amo i giocatori capaci di illudermi nel profondo. Da bimbo ero follemente innamorato di Sérgio Conceição, e quando uno vive un amore tanto folle e intenso non si riprende mai del tutto. Ho tentato di colmare il vuoto lasciato dal portoghese con nomi del calibro di Georgatos e Dalmat finché non ho trovato pace quando è arrivato Froggy. Al momento sono l’unico possessore mondiale della maglia speciale del derby “Dalbert 29”.