In(ter)conscio: How We Met Luciano Spalletti

Giugno 3, 2019

Cari amici di Ranocchiate, benvenuti (o bentornati) ad In(ter)conscio.
E subito scatta la domanda: “E CHE MINGHIA E’?

In(ter)conscio è una idea che nasce nell’intento di unire le due grandi passioni della mia vita: la Psicologia e l’Inter: “sono uno di quei “matti” talmente tanto matti da voler aiutare altri “matti” a stare meglio”, come mi piace rispondere ironicamente a chi mi chiede cosa mi ha spinto verso la Psicologia.
E, come voi, sono talmente tanto matto da tifare Inter.

Vi chiederete “Perché proprio la Psicologia e non la tattica, ad esempio?”
Perché ormai siamo diventati tutti esperti di Tattica, no? Beh si, tranne le donne, ovviamente.
(Se qualcuno prova a prendermi sul serio su questa battuta sguinzaglio le nostre admin :D)

Ed eccoci qui, “il momento è catartico”.
Dopo queste 10 righe, alcuni di voi potrebbero già aver perso la voglia di continuare a leggere.
Ed è proprio a voi che mi rivolgo in questo momento: vi voglio proporre un viaggio.

Perché la Psicologia, sapete, è un po’ come l’Inter: vive di eccessi.
Eccessi di utilizzo, del “siamo tutti un po’ psicologi”: parrucchieri, baristi, estetiste… tutti qualificati quanto me nel parlare del Bodybuilding (non ne so una ceppa, ndr)
Eccessi di svalutazione, del “ma che ne sanno gli psicologi”:
“Ma va là, tutte cazzate…abbiamo vissuto benissimo anche prima di tutte ste menate psicologiche”
Certo, si viveva bene anche senza la Medicina, solo che si viveva 30 anni piuttosto che 80.

La Psicologia (quella vera), è un po’ come Virgilio per Dante: una guida.
Una guida che vale la pena di conoscere, approfondire e da tenere sempre in considerazione.
Perché destino a parte, nulla di ciò che ci capita o che facciamo è un caso.

Tutto ha un senso, per chi ha voglia di capire.

Iniziamo?

HWMLS (How We Met Luciano Spalletti)

Luciano Spalletti nasce a Certaldo il 7 marzo del 1959 da Carlo e Ilva Spalletti.
Il 3 volte vincitore del pelato più bello d’Italia (titolo perso dopo l’arrivo di Joao all’Inter), inizia la sua avventura nel mondo del Calcio da giocatore, per poi ritirarsi nella stagione ’92/’93 ed iniziare quella da allenatore con le giovanili dell’Empoli nella stagione seguente.
Da lì in poi riesce ad arrivare fra i “grandi” molto presto, diventando l’uomo-espressione che tutti abbiamo imparato a conoscere.

Perché lui per la panchina dell’Inter?
L’estate del 2017 è una estate di ricostruzione: dopo 3 allenatori e mezzo (fra cui l’irreprensibile Vecchi, ciao grandissimo <3), i nostri si ritrovano fuori dalle coppe e fortemente contestati da una parte della tifoseria; il 7° posto non è semplicemente da noi.
La fiamma dell’Interismo, dal 2011, non riesce più a splendere come dovrebbe.

Da Benitez a Pioli, passando per Strama, Mancini e De Boer, sono stati in molti a cercare di riaccenderla, senza successo: fra cambi di proprietà ed una girandola infinita di giocatori, l’identità vincente dei nostri sembra essere un lontano ricordo.

L’inizio della nuova proprietà, Suning, non è dei più incoraggianti: manca una base “italiana” che aiuti a trovare l’uomo giusto a cui affidare la squadra; arriva quindi in società Walter Sabatini come Coordinatore dell’Area Tecnica.
Ed è proprio grazie a lui che le strade dell’Inter e di Luciano finiscono per incontrarsi: all’Inter serve un Leader, Luciano può essere l’uomo giusto da cui ripartire.
A lui l’arduo compito di comprendere come essere il Leader di cui l’Inter ha bisogno.

E Luciano che fa?
Da abile comunicatore qual è, dà subito una forte impronta al suo arrivo:

“Lei può essere di chi vuole, noi siamo interisti” sono le prime parole pronunciate da Spalletti a Malpensa ad un tifoso j******no che lo avrebbe voluto nella sua squadra.
Non è un caso infatti che, a diretta domanda di un giornalista presente alla sua conferenza stampa di presentazione, Lucianone dica ai tifosi:

“Più siamo e più vinciamo. […]  Li aspettiamo fin dal ritiro di Brunico, perché devono essere partecipi della nostra ricerca”. E forse, per la prima volta dopo tanto tempo, i nostri tornano a crederci davvero.

Ecco l’inizio, il preludio di quanto di lì a poco sarebbe accaduto: una risalita da Pazza Inter, dal 7° posto dello scorso anno alla insperata qualificazione in Champion’s all’ultima giornata contro la Lazio.
In un solo anno, Luciano è riuscito nell’intento di riportarci lì dove meritavamo di essere.

Obiettivo raggiunto quindi, tanto per me quanto per la società: è così che siamo tornati ad essere l’Inter, ed è esattamente qui che mi fermo per quest’oggi.

Per rileggere al meglio la stagione appena conclusasi, questo mi sembra il miglior punto di inizio: per costruire qualcosa di buono, com’è mio intento con questa rubrica, il primo passo è rivolgersi alla “radice”, alla base delle cose.

Capire quindi da dove siamo partiti, per capire al meglio dove siamo arrivati.

[to be continued]

 

 

Studio Psicologia, ma all'occorrenza mi improvviso scrittore o video editor: vivo la vita con lo spirito di chi si aspetta l'inaspettato per non avere sorprese ma poi rimane comunque fregato. E già questo spiega perché tifo Inter, ma se non bastasse aggiungo che uno dei miei giocatori preferiti di sempre è Buruk Okan. Costanza, serietà e determinazione sono solo 3 fra i principali pregi che non mi contraddistinguono. Penso che lasciare le cose a metà sia una cosa che