La Rana Rosa – Il gracidio dell’ansia

Settembre 3, 2018

Ogni venerdì un interista si alza consapevole che il weekend cambierà in maniera irrimediabile la settimana immediatamente successiva. La Rana Rosa due giorni fa si è alzata pensando ai due possibili scenari. Possibilità Numero 1: la merda completa. E’ in questi momenti di stato confusionale che inizi perfino a farfugliare (nel mio caso, a gracchiare) “Ah, ma se perdiamo anche col Bologna io CAMBIO SQUADRA”. Gli spettatori nella tua testa esclamano all’unisono con un sospiro misto tra lo sdegno e lo stupore, manco avessi detto “Una volta un tentativo di Guarin da fuori area non è finito in Secondo Anello Verde”. Il nichilistico scenario di un’ulteriore sconfitta con una piccola che annovera tra le sue fila il solito “fenomeno contro l’Inter” è più che mai reale. Ah, da quando @ederinho23 non gioca più… Possibilità Numero 2: “come va va, però io spero nel secondo triplete”. A tutti i gobbi sempre in agguato (disgraziati), ai cugini milanisti ora usciti dai sarcofagi manco avessero portato dalla Premier l’erede di Gerrard ed ai romanisti ancora incazzati perchè “er Ninja nun è contento” voi vi mostrate impassibili, indifferenti, come se la cosa non vi tangesse affatto. “Ma si, un punto in più, uno meno, tanto si sa che lo scudetto è già assegnato alla Juventus. A noi conta qualificarci in Champions”. Bugiarda. Nella tua testa stai vedendo Milito in versione scimmia urlatrice a Siena. E se pensi che quell’anno pareggiammo col Bari alla prima giornata, nei gironi ci capitò il Barcellona e la finale si disputò nell’altro stadio di Madrid, con un argentino arrivato giusto quell’ann…..BASTA, NON CE LA FACCIO, TROPPI RICORDI. Ad ogni modo, siamo arrivati a sabato ed io non ho preso goal da Dzeko al fantacalcio. Un +3 di Kessie, che non segnava dai tempi dell’ultima apparizione in pubblico di Ruben Botta, insomma una giornata in cui mi sento discretamente fortunata. Nel preparare la valigia mi aggiorno sullo stato di salute dei nostri e leggo “Asamoah dal 1′ in campo a Bologna, accantonata l’ipotesi Dalbert”. Mi sento moooooolto più fortunata e soprattutto felice per Ivan, che non dovrà condividere la fascia con quel frigorifero del 15′-18′. Si fanno le 17, iniziano a circolare i primi rumours sulle formazioni. Icardi out per affaticamento muscolare durante il riscaldamento. ECCALLA’. Lautaro parte dalla panchina per affaticamento muscolare. Roba che se si fosse verificata lo scorso anno, avremmo dovuto metterci in contatto con l’FBI per recuperare le tracce dell’ormai irreprensibile rockstar Pablo Daniel Osvaldo. Che vai a farci, il goal allo Stjarnan gli ha fatto montare la testa. La soluzione è Keita prima punta. “Vedremo”, mormoro tra me e me. Mentre lo dico, vedo Politano schierato esterno di centrocampo. Ora, Luciano, sei il più bello del mondo, più bello di te forse c’è solo Joao Mario, ma perchè questi esperimenti? Ed in tutto ciò, IL SOMMO NON ANCORA TITOLARE. Io sono A L L I B I T A. Sono le 18, è il momento di partire per tornare alla base e salgo sull’autobus alla ricerca di una rete Wi-Fi libera per poter seguire i miei ranocchietti. La trovo. Ciò basta a rimuovere il pensiero di Lisandro Lopez che si fa saltare da Dzemaili, appena inquadrato. Brutti ricordi. Con il Sommo tutto ciò non sarebbe successo. Anyway, concentrazione sulla partita di oggi. I primi 10′ di trame di veloci filtranti ed il Bologna schiacciato nella propria trequarti mi rendono scettica. Mi sembra troppo surreale tutto questo ordine. E infatti, non mi sbagliavo. Handanovic, oggi sobrio, respinge il tentativo di Helander. Avete presente il “fenomeno contro l’Inter del giorno” di cui vi parlavo? Eccolo qui. Helander, Highlander o come cazzo si chiama lui. Va be, peggio di Bellomo non può essere, però i miei occhi ne hanno viste fin troppe, eh. Soffro per la mancanza di un gioco e ad allietare il mio pomeriggio sale un passeggero dal fare ambiguo. Si sistema e, con disinvoltura, si impiccia degli affari miei. Guarda verso il mio display con troppa frequenza. Mi aspettavo la sua domanda (poi arrivata): “Ah, ma guardi l’Inter?” Non so, mi stai fissando da dieci minuti, domande retoriche ne abbiamo? Il mio laconico “Si” precede il suo “Ah, io sono juventino”.

IO. SONO. JUVENTINO.

Fantastico. Non è abbastanza che giochiamo di merda, ci vuole anche l’avvoltoio gobbo, altrimenti come si fa. Nell’intervallo vuole mostrare le sue discutibili abilità tecnico-tattiche, il tutto condito con un “Ma si, l’Inter è fortunata, il girone lo passerete eliminando anche il Tottenham” Sembro io durante il secondo tempo di Cardiff. Anzi, no, prima del rigore di CR7 al Bernabeu. GUFATA DEL SECOLO. “Non abbiamo comprato noi Ronaldo, dovete vincerla”. Rinizia il secondo tempo ed inizio a perdere ogni tipo di speranza, quando il Ninja inventa un goal di quelli suoi. Un goal pesante, che fa vedere tutta la sua fisicità. La mia reazione, seppur contenuta, suscita la curiosità del mio vicino, che chiede “1-0?”. Annuisco, lui azzarda un sorrisetto alla Gasperini. Patetico. Vari cambi, entra Candreva. Lucià, ma sto 1-0 sicuro sicuro che ti fa così schifo? Grande giocata di Ivan Perisic, sponda per Candreva CHE LA METTE DENTRO. “NON CI CREDO” ripetuto da me in loop. Più che altro perchè ormai credevo che i suoi piedi avessero definitivamente assunto le sembianze di due ferri Rowenta. Il mio curioso vicino continua ad osservare, ad interessarsi. “Ah, allora se ha segnato Candreva segna anche Ronaldo stasera”. No, Ronaldo la alza direttamente quest’anno. Triplete e tutti a casa, inutile che ce la giochiamo. E’ già tutto vostro. Il terzo goal di Ivan mi rende, si, felice, ma mi fa al contempo incazzare. Quando Perisic è in forma, non ce n’è per nessuno. E’ straripante. Allora perchè andare in letargo quei due mesi l’anno? Hai bisogno di ferie extra? Vuoi diventare un deseparicido come il talento di Joao Mario dopo gli Europei? Vuoi raggiungere Podolski a Colonia per vendere kebab insieme a lui? Aiutaci a capire, Ivan. Un 3-0 che mi rende il viaggio molto più piacevole, se escludiamo il fatto che per un po’ l’ho condiviso con un gobbo. Peccato sia sceso prima del match del Tardini. Avrei voluto vedere la sua faccia sull’1-1 di Gervinho. E soprattutto, rinfacciargli che a volte non serve essere Ronaldo per segnare in serie A. A volte basta solo un AC87.

#gracchiala

Mio padre a due anni mi mise addosso la maglia del Chino, da lì è cominciata la mia infanzia tutta pianti con l’apice nel maledetto cinque maggio, ma è bastato il gol di Van Der Meyde l’anno dopo per capire che mi aveva costretta alla scelta più bella della mia vita. Ogni anno mi riprometto di non affezionarmi a nessuno, a maggio sono pronta al matrimonio con almeno uno di loro. Mi capita di voler smettere di tifare, ma la domenica dopo sono incollata al televisore o, magari, nel nostro tempio. Unica mia colpa: aver adorato quasi allo stesso modo di Javier Steven Gerrard, anche dopo averci puniti.