Le notti bianche, come Dostoevskij ci ha salvato il mercato

Settembre 1, 2017

Si sa, citare i grandi romanzi fa sempre figo, soprattutto nelle situazioni ingarbugliate. Per esempio quando sei preso d’assalto dai giornalisti, stravolto da una giornata di trattative. O forse stravolto proprio dalla mancanza di trattative.

Con Dostoevskij poi vai sempre sul sicuro. Soprattutto in questi tempi in cui il mondo nerazzurro è sempre più complicato. Tra vincoli di bilancio e esistenzialismo, tra il Consiglio cinese e i russi.

Un romanzo psicologico sui tanti personaggi che orbitano nel mondo nerazzurro sarebbe una bella sfida anche per il nostro buon Fëdor Michajlovic (no, non Sinisa).

Bisogna solo capire se il buon Walter è davvero un appassionato lettore o se cercava di essere il solito istrione.
Se c’è una storia d’amore tra lui e Nasten’ka, o in realtà è sempre la solita tra lui e ‘na stecca.

Un tempo era più facile. C’era Branca che volava avanti e indietro dal Brasile leggendo Topolino. Chiamatelo scemo.

Ora invece passiamo le estati ad aspettare inutilmente Il giocatore, quello con l’articolo determinativo, per fare il salto di qualità. Ma si sa, trattare col Roulettenburg è dura, ancora peggio che con il Nizza o il Caen.

Accontentiamoci di quello che c’è:

“Novanta minuti settimanali di felicità. E’ forse poco, sia pure in tutta la vita d’un uomo?”

Almeno abbiamo mandato via (temporaneamente) l’Idiota, quello che non presentandosi agli allenamenti è convinto di farci un dispetto, insieme a gente che non rimpiangeremo e ad altri che forse sì.

Siamo fatti così, siamo inguaribili sognatori alla Dostoevskij. A sperare fino alla mezzanotte in un colpo di mercato nonostante una calma piatta che non promette niente di niente.

Walter, regalaci Mustafi, o almeno il Sosia.
Sono ancora accese le luci al Melià e lo sono sempre a San Siro. Ed è sempre bello, anche se sono solo neon. Il sole di mezzanotte, a San Pietroburgo, per adesso lo lasciamo a Mancini.

E ci è andato vicino a goderselo anche Ranocchia, quel sole, finché non è stato posto il veto alla sua cessione. Per motivi meramente numerici, certo, ma è sempre bello anche questo. Ve la immaginate un Inter senza il richiestissimo Ranocchia? Io ormai no.

Per un attimo ho tremato. Immaginarmelo a vagare come Raskolnikov sul ponte Kokushkin, ad arrovellarsi dopo il suo ennesimo Delitto e Castigo difensivo.
Ma dalla Neva ai Navigli non cambia poi molto, quindi mi sa che continueremo a goderci le nostre vecchie abitudini.

Tanto alla fine per i sognatori interisti finisce così: Trascorri mesi ad aspettare Radja e ti ritrovi con nientepopodimeno che un Rodja.

Ma il bello dei libri è anche questo. Finito un romanzo si inizia con un altro. E perfino rileggendo il solito mattone puoi scoprire una chiave di lettura diversa.

Perciò andiamo, Ranocchikov, a riammazzare la Vecchia Signora!

Amo i giocatori capaci di illudermi nel profondo. Da bimbo ero follemente innamorato di Sérgio Conceição, e quando uno vive un amore tanto folle e intenso non si riprende mai del tutto. Ho tentato di colmare il vuoto lasciato dal portoghese con nomi del calibro di Georgatos e Dalmat finché non ho trovato pace quando è arrivato Froggy. Al momento sono l’unico possessore mondiale della maglia speciale del derby “Dalbert 29”.