Ranocchiate osa fare un post-partita? Due giornate di squalifica

Febbraio 7, 2017

Cari amici di Ranocchiate, non succede, ma se succede… ahinoi, non è successo.

Ci abbiamo provato, certamente, ma non siamo riusciti ad essere incisivi come quegli schifi lì.

Direi di abbandonare il solito bon ton, ed ammettere che questa sconfitta brucia, ma questo non vuol dire che la nostra rincorsa sia finita qui.

È che è il derby d’Italia, ci si gioca la partita trascendendo ciò che si è, in un susseguirsi di emozioni che durano 90 minuti, anche se di tutto ciò, ad essere onesti, si è visto ben poco quest’oggi.

Ma andiamo a noi.
L’Inter si schiera con a sorpresa con un 3-4-3, con il trio difensivo composto da Murillo, Medel e Miranda; a centrocampo conferma per Brozovic e dell’ottimo Gagliardini, sulle fasce troviamo Candreva e D’Ambrosio (preferito al rivedibile Ansaldi); lì davanti il solito Perisic, il solito Icardi e l’ottimo Joao Mario.
Di contro la Juve conferma il 4-2-3-1 recentemente sperimentato da Allegri, che buoni risultati ha portato in partite difficili come quella con la Lazio e quella con il Sassuolo.

Si parte subito forti e più che ad una partita di calcio sembra di assistere ad una partita di tennis: attacchiamo noi, attaccano loro.
E’ il tatticismo a farla da padrona, ma nonostante ciò la vivacità è tanta.

Di questo match è certamente uno scontro ad incuriosirmi: D’Ambrosio (nell’inedito ruolo di esterno sinistro di centrocampo) vs Cuadrado; Danilo ci prova in tutte le maniere a contenere il colombiano, ma spesso con nefasti quanto prevedibili risultati.
Ci sbattiamo, chiudiamo gli spazi e proviamo a ripartire, ma al 45° sono loro a passare in vantaggio con una sventola proprio di Cuadrado da fuori area.
Maledetto momentum, mi perseguita a Fifa e continua a farlo anche qui.
I nostri ce la mettono tutta, non riuscendo tuttavia a dare costanza alla manovra nerazzurra.
Nella ripresa non cambia molto, ma in partite così dure da giocare a centrocampo è, purtroppo, a volte, una inevitabile conseguenza.
Finisce 1-0, i bianconeri tornano a casa con 3 punti ed un numero spropositato di maledizioni, noi siamo quelli che torniamo a casa con un rospo difficile da mandare giù.

E’ in questi casi che diventa molto importante essere rimasti con i piedi per terra nel momento di grazia: capita a volte di precipitare giù ed in questi casi ci si fa anche parecchio male.
E’ andata male, e più lo scrivo più io stesso rischio di perdere le staffe: perché fa male vederci uscire da questo match con due squalifiche da due giornate ciascuna per Icardi e Perisic, oltre che con una sconfitta.
Ma non è mia intenzione appigliarmi a ciò per trovare giustificazioni ad un match in cui non siamo riusciti ad essere all’altezza della vittoria.

Non sono mai stato un fan del “latte versato”, ma di certo non ho intenzione di stare qui a piangermi addosso, come dichiara anche il buon Pioli: non dobbiamo scomporci e continuare a correre senza fermarci mai, rialzandoci qualora, come oggi, ci tocchi ancora di cadere.

Perché, alla fine dei conti, fa male soprattutto perché abbiamo riacquistato le giuste ambizioni, mettendo in seria difficoltà la squadra comunque oggettivamente più preparata del campionato: loro hanno la possibilità di continuare a correre verso lo scudetto, noi abbiamo il dovere di continuare a correre per noi stessi.

Nonostante tutto e tutti.
Nonostante chi ci voglia vedere tornare in basso, nonostante gli errori arbitrali passati, presenti e futuri.
Ben venga tutto questo, dobbiamo essere pronti a combattere, dimostrando compattezza e fame, a livello di tifoseria quanto di squadra.
E poi, come sempre, si rimane aggrappati alla solita vecchia speranza:
il meglio deve ancora venire.

Amo i giocatori capaci di illudermi nel profondo. Da bimbo ero follemente innamorato di Sérgio Conceição, e quando uno vive un amore tanto folle e intenso non si riprende mai del tutto. Ho tentato di colmare il vuoto lasciato dal portoghese con nomi del calibro di Georgatos e Dalmat finché non ho trovato pace quando è arrivato Froggy. Al momento sono l’unico possessore mondiale della maglia speciale del derby “Dalbert 29”.