#RoadToBaku: quattro ranocchi a Francoforte

Marzo 12, 2019

Milano, ore 21:50.

Quattro giovani ed impavidi eroi, illuminati dalla Luce del Sommo, decidono di intraprendere un viaggio della speranza su un Flixbus per mostrare al mondo come l’Inter non contempli percorsi lineari, oserei dire semplici, ma debba piuttosto condannare alla dannazione dell’anima. E’ così che si conseguono i risultati più elevati: soffrendo.

No raga, in realtà siamo solo poveri. Altrimenti avremmo preso un aereo con la stessa velocità con cui ci recheremmo allo stadio con Froggy titolare in attacco.

Tuttavia, non trovo le parole adatte per descrivere undici estasianti ore di autobus. Se avete molto tempo a disposizione e non sapete come impiegarlo, riflettete sulla bellezza di Joao Mario, domandatevi se Schirò e Merola si confermeranno dei #MITT (perchè, ragazzi, il vero MITT esplode in Europa League, altra teoria formulata in questa produttiva conversazione). Probabilmente sto saltando la parte in cui abbiamo ripreso a parlare del Bello per altre 8/9 ore, ma giuro che non abbiamo dimenticato Capitan Froggy.

Ah, l’Europa League. Altro che Champions.

Il primo vantaggio, se non il più importante, è il Capitano possibilmente titolare. Vero, la maggiore pecca è JM fuori lista, ma per farlo sentire meno solo abbiamo istituito l’International Mar10 Day dedicato esclusivamente a Lui.

Andare nei posti più impensabili ti fa sentire un vero e proprio reporter di guerra: esibendo i biglietti ai tornelli dello stadio, senti tutto l’onere di tramandare l’imminente mistica esperienza ai posteri. E pensare che non hai neanche dovuto vendere un rene per fare tutto questo.

Forse, però, dovrei correggermi. Non posso definirli “posti impensabili”, bensì posti che suscitano immediatamente in tua madre la voglia di domandarti: “ma che cazzo ci vai a fare?”. Lei, però, è ancora atea, non professa il culto di Joao Mario.

Non ancora, almeno.

Noi, invece, fedeli discepoli, siamo arrivati a Francoforte sani e salvi. Sembrava non ci fosse effettivamente nulla, ma abbiamo avuto il piacere di vedere in successione:

  1. negozio del nemico rossonero in stazione, presagio numero 1 di una partita di merda;
  2. una cioccolata calda che sarebbe meglio definire latte e nesquik, presagio numero 2 di una partita di merda;
  3. foto ricordo della maglia del Capitano dinnanzi al Meno, nuovo monumento nazionale. No ok, questa ci ha infuso un insolito ottimismo perché SE C’E ANDREA IN CAMPO LA SFANGHIAMO;
  4. birra bruttina in barca che neanche Nainggolan avrebbe apprezzato con annesso mal di “fiume”, presagio numero 3 di una partita di merda. Però, le patatine speziate ed il kebab (così riferivano dalla regia) erano troppo buoni, quindi non riesco a vedere un lato negativo fino in fondo.

Il presagio decisivo non merita un punto 5, bensì un intero paragrafo.

Secondo voi chi ha perso gli autobus appositi per gli ospiti scortati dalla polizia? Ecco.

Chi, secondo voi, è salito sul vagone della metro gremito di crucchi con sciarpe bianconere/rossonere (cioè, immaginate che abbiamo perso qualche diottria nel vederle) per poi scendere all’improvviso perchè si è rotto il treno? Ecco parte 2.

Mi sarebbe piaciuto che fosse finita qui, eppure…la marcia coi tifosi dell’Eintracht era immolarsi in sacrificio all’Inter e al Sommo, ma non vi nego che la mia mente vedeva un bivio, con una via diretta all’ospedale ed una al camposanto.

Nessuna via diretta in Paradiso con Joao il Bellissimo nudo disteso su un campo di fiori. Capite il terrore?

Dopo questa smetto di rompervi le scatole con gli indovinelli. Chi ha sbagliato direzione e, per arrivare all’ingresso degli ospiti, ha attraversato un bosco di cui non si vedeva l’uscita?

È successo davvero.

E per giunta, lo abbiamo attraversato con un membro del team #SpallettiOut. Non ho prestato molto ascolto a quanto blaterato dal miscredente, semplicemente mi affidavo a Froggy affinchè ci facesse uscire da lì.

Le mie preghiere funzionano o, forse, a metà. Sul viale ancora tifosi dell’Eintracht. E io che pensavo non esistessero visioni peggiori dei cross di Tonino…no, aspettate, sono meglio di rossonero/bianconero a ripetizione.

Vi sembrerò superficiale con questa frase, ma vi giuro che erano proprio brutti. Vichinghi col pancione da alcool neanche fossero in gravidanza, mancavano solo l’ascia e la mazza dentata e sarebbero stati pronti per l’invasione del Sussex protetti da Odino.

Non so se definirmi più terrorizzata dalle dimensioni statuarie di questi bifolchi o frastornata dall’idea di quindicimila tedeschi attorno a noi (peraltro, chapeau per la meravigliosa coreografia, mancavano solo Ragnar e Lagertha in prima fila a mandarci le loro benedizioni).

Poche ore più tardi, queste sensazioni avrebbero lasciato posto alla sola confusione per il comportamento di alcuni dei nostri in campo.

Evidentemente è la stessa confusione che vive Lautaro, che a momenti si scorda di non giocare più nel Racing e che, quindi, i fallacci a centrocampo del futbol non passano certo inosservati. Siamo senza attaccanti, ci servi come il pane, BASTA CON QUESTI GIALLI INUTILI.:( -PS: spero che questa mia spassionata richiesta non venga accolta come quella di Mourinho a Balotelli ai tempi.

Candreva, invece, secondo voi è confuso? Oppure lo fa apposta a prendere un giallo sette secondi dopo la sua entrata?

Gli altri sono confusi? Presumo di sì, visto che non sembrava di essere in uno stadio al momento della battuta del rigore, ma in un asilo nido. Cavani e Neymar so pivelli a confronto, all’Inter per la seconda volta si litiga per decidere chi deve calciare il possibile 1-0. (Se hai rimosso la prima, rivedi Genoa-Inter 1-0 lite Tonino-Gabi)

Io sono incazzata? MA SI CHE SONO INCAZZATA. Oddio, ripensandoci non così tanto. Ero partita con l’idea di vedere Jovic segnare almeno tre gol, non ne abbiamo preso nemmeno uno. Uscendo dallo stadio ci siamo sentiti quasi fortunati, ma bastava che Luciano facesse la giusta scelta tecnica.

Mister, ascoltaci, MITT AL CAPITANO.

Mio padre a due anni mi mise addosso la maglia del Chino, da lì è cominciata la mia infanzia tutta pianti con l’apice nel maledetto cinque maggio, ma è bastato il gol di Van Der Meyde l’anno dopo per capire che mi aveva costretta alla scelta più bella della mia vita. Ogni anno mi riprometto di non affezionarmi a nessuno, a maggio sono pronta al matrimonio con almeno uno di loro. Mi capita di voler smettere di tifare, ma la domenica dopo sono incollata al televisore o, magari, nel nostro tempio. Unica mia colpa: aver adorato quasi allo stesso modo di Javier Steven Gerrard, anche dopo averci puniti.